Daruma ~una bambola giapponese~

 

Daruma o Boddhi-dharma, di origini indiane, secondo la leggenda era il figlio del re indiano meridionale. Partì per la Cina, dove cominciò a diffondere la sua dottrina Zen per convertire i cinesi, prima a Canton, intorno al VI-VII secolo, ma non soddisfatto si diresse verso la Cina Settentrionale. Si racconta che abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita, isolato da tutti, sul monte Song pregando per nove lunghi anni, in posizione Zen (zazen) rivolto verso un muro.

La leggenda del patriarca indiano ha subito ulteriori sviluppi anche fuori dal buddismo: ad esempio, al maestro sono stati attribuiti vari lavori di tipo taoista e poi si dice che sia stato il fondatore delle arti marziali legate al monastero di Shaolin, o Shorinji. Secondo una tradizione giapponese, Bodhidharma non tornò in India ma andò verso est, verso il Giappone, dove si racconta del suo incontro con Shōtoku Taishi, il principe ereditario del Giappone. Secondo il Nihonshoki (VII secolo), il principe (Daruma impersonificato) incontrò un mendicante ai piedi del monte Kataoka a Nara e scambiò con lui una poesia per ‘guarirlo’ dalla fame; o secondo un’altra leggenda, i due si incontrarono sul monte Tiantai (in Cina), dove Bodhidharma gli aveva predetto che si sarebbero incontrati di nuovo, in un’altra vita però, in Giappone. Questa leggenda crebbe insieme al culto di Shōtoku Taishi nel periodo medievale, dove ancora tutt’ora c’è il Darumadera o Darumaji (il tempio Daruma) a Kataoka e il tempio Hōryūji.

Bambola Daruma: “Cade sette volte e si rialza otto”

Dieci secoli dopo, Daruma diventò una divinità molto popolare nel periodo Edo, protettore dei bambini e portatore di buona fortuna. Vi è un portafortuna che lo ritrae a forma di una bambola / talismano senza gambe che rotola, per il detto “cade 7 volte e si rialza 8” (nana korobiya oki 七 転び八起き). Questa rappresentazione è legata alla credenza che Bodhidharma, dopo i nove anni di meditazione, perse le gambe.  Queste bambole proteggevano i bambini contro le malattie, soprattutto il vaiolo, e aiutavano per la buona riuscita di un parto o per un buon raccolto, un nuovo inizio e grande prosperità per chiunque li possedesse.

Egli è spesso rappresentato con il colore rosso, che simboleggia per esempio il morbillo; si dice che il dio del vaiolo ami il rosso, si cercava di accattivarselo nella speranza di essere curati il prima possibile, nella speranza di contrarre la malattia in maniera lieve. Altra sua rappresentazione è con la barba e lunghe sopracciglia che formano il carattere il numero 8 (八) e per questo viene chiamato hachiōji no daruma (Daruma del numero otto).

Inoltre, nel contesto epidemico sino-giapponese, c’è un’affinità con un’altra figura, l’ōrang ōtan, una scimmia con caratteristiche umane che ama bere, ama l’alcool, e per questo ha la faccia rossa; difatti, il termine shōjō viene usato in modo figurato, per designare un ubriacone e, quando parliamo di febbre dello ōrang ōtan (shōkō netsu), in realtà si parla della scarlattina.

Queste sono solo alcune rappresentazioni e leggende del Daruma: non sempre è una figura positiva o fortunata (viene compreso anche tra le sette divinità della fortuna), anzi secondo alcune tradizioni si allea anche con i demoni. 

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